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Numero di uscita: 42 | mercoled 9 gennaio 2013

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Il coraggio di scegliere

Mesi di silenzio sceso sugli, ormai, ex Gwen Gift, ma in realt si lavora: i progetti di E.Z.R.A., alias Jacopo Ramonda
a cura di Lorena Ramonda
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GIU 22 2006

Ha iniziato ad avvicinarsi alla musica relativamente tardi, a metà delle superiori, grazie alla musica dei Nirvana che ha influenzato e continua tutt'ora ad influenzare la sua musica: «I Nirvana e il grunge hanno significato molto per me, stavo passando la classica fase dell'adolescenza in cui tutto ti sembra nero, in realtà ero solo e annoiato, stavo cercando un modo di essere, delle persone diverse da quelle che già conoscevo, dei... "simili"»
Il grunge è infatti stato il genere con cui ha avviato la sua prima band, i Chemical Nova, nati come spesso accade per gioco: «Per me non esisteva un altro genere musicale che mi interessasse suonare; ero quasi più interessato al messaggio sociale, al rifiuto sociale del grunge, più che alla musica stessa». Poi tutto questo grunge ha iniziato a stargli stretto ed è passato ad un genere cantatutorale, acustico, con cui ha scoperto di trovarsi più a suo agio, sia a livello vocale che compositivo. La svolta verso la musica acustica, seppur con influenze rock, arriva quando, a 18 anni, incomincia ad appassionarsi agli unplugged dei Nirvana, Alice in Chains e Pearl Jam e più tardi ad artisti come R.E.M. e cantautori statunitensi del calibro di Elliott Smith, Cat Power e Jeff Buckley: «Ho sempre scritto sull'acustica. A livello di significati Il concetto di EMPATIA rimane il punto focale, nonché il fine, intorno a cui ruota tutta la mia musica, non credo che un testo abbia mai un solo significato, né che debba averne necessariamente uno, l'unico messaggio esplicito che mi sento di trasmettere a chi ascolta è un qualcosa del tipo "tutte queste cose negative non sono capitate solo a te, non sei il solo, per cui esci fuori e... sii stesso. Può sembrar banale, ma siamo così abituati a cambiare per soddisfare gli altri che a volte mi chiedo se quello che siamo, quello che sono, è il mio reale io, o il frutto di tutti i cambiamenti che volente o nolente ho subito"».
Ed è proprio dal concetto di empatia, un'empatia propositiva, così forte da poter sconfiggere il dolore, che le sue canzoni nascono ed hanno origine, per poi svilupparsi in una direzione sonora semplice e minimale che potremmo definire naif.
Eppure, l'ambiente in cui è cresciuto non è stato certo così dedito alla musica all'inizio, anzi tutt'altro: «A casa mia non si ascoltava mai musica. Sono io che l'ho portata, facendo ascoltare ai miei i dischi che mi piacevano, cosa che il 90% dei miei coetanei non aveva voglia di fare....Devo riconoscere che i miei genitori comunque sono persone "aperte" e in generale interessate all'arte, quindi diciamo che, in fin dei conti, ho trovato un terreno fertile in famiglia in questo senso». Lui, infatti, sogna da sempre di fare musica per vivere e, fin da quando ha iniziato a suonare, ha sempre pensato che quello sarebbe diventata la sua principale occupazione.
Stiamo parlando di Jacopo Ramonda, che nel 2004, dopo essersi staccato dal gruppo che gli ha fatto muovere i primi passi sul palco, ha fondato il progetto Gwen Gift che, dalla fine dello stesso anno, e per tutto il 2005, lo ha visto in giro per buona parte del Nord Italia con molte date che hanno così permesso a Jacopo di rendere sufficientemente noto il suo nome tra le band emergenti.
Gli allora Gwen Gift amavano raccontarsi così: «Gwen è la musica stessa, la consapevolezza di essere vivi, unici ed irripetibili. Il dono è la divulgazione di tale messaggio, il ruolo sociale dell'arte, che, nella ricerca di sé stessi, si trasforma in guida prendendo corpo dentro di noi, come il suono dell'oceano in una conchiglia. Promuovere e diffondere la nostra musica è un elemento importante quanto la musica stessa».
Ma dopo una cinquantina di date, due album registrati, la partecipazione a numerosi concorsi del progetto di Jacopo si son perse le tracce e per tutto l'inverno sul fronte Gwen Gift è sceso il silenzio.
Abbiamo perciò pensato di armarci di microfono e registratore e siamo andati a parlare direttamente con Jacopo, il quale ha acconsentito ad una divertente, quanto inconsueta intervista.
 
Il 2005 è stato un anno di intensa attività live nonché anno di uscita del vostro primo disco prodotto dall'etichetta Videoradio, poi di voi si sono perse le tracce. Sono seguiti mesi di silenzio, ma io so che tu stai lavorando ad un progetto importante sotto un nuovo nome e che i Gwen Gift, per come li conoscevamo, non esistono più. Cosa puoi dirci a riguardo?
Sì, è vero... dopo la lunga serie di date ho voluto far scendere il silenzio sui Gwen Gift per poter lavorare, senza pressioni esterne, al nuovo album.
Tutto è incominciato attirando l'attenzione di William Benedetti, un produttore indipendente, interessato a trasporre i pezzi dei Gwen Gift da una chiave acustica ad una più rock.
A quel punto si è trattato di formare una band comprendente persone che, come me, volessero lavorare assiduamente e concretamente per cercare di trasformare la musica in un lavoro a tutti gli effetti . Si è così partiti con una nuova formazione, composta da me, Fabrizio Veglia (ex Lisagenetica, ndr.), Fabio Taricco, e Matteo Diano, provenienti dai Green Mamba; abbiamo iniziato a lavorare a stretto contatto con la produzione, poi sono sorti dei dissidi, di natura esclusivamente artistica e non certo personale...
C'è una premessa che a questo punto va fatta: la scelta di spostarsi su un genere rock era nata come esperimento. I disaccordi sono dipesi anche dal fatto che a quel punto della lavorazione mi sono reso conto di come la nuova dimensione emo-rock, pur donando una maggiore fruibilità al progetto, avesse reso i brani derivativi. Tutto questo ha portato ad una profonda divergenza di opinioni tra me e il resto della band ed è così che i Gwen Gift hanno chiuso definitivamente i battenti, per lo meno, con questo nome, perché so che gli altri stanno continuando a scrivere insieme e francamente spero che in questo modo possano trovare quell'equilibrio che è mancato nei Gwen.
È allora a questo punto che hai ritenuto fosse il momento di dare un nuovo nome al tuo progetto da solista, che da quel momento parte come tale in tutti i sensi, abbandonando definitivamente la band.
Sì. Ovviamente sarò accompagnato da una band per il live, e non sarà certo un semplice gruppo di turnisti, ma un team di artisti attivamente coinvolti in tutte le attività promozionali nonché nell'arrangiamento dei brani e nella composizione.
Il nuovo progetto è comunque, per sua natura musicale, solista e risponde al nome di E.z.r.a.
E.Z.R.A.? Apparentemente una sigla. Come è nato questo nuovo appellativo? C'è un significato dietro?
Prima di iniziare a suonare, all'inizio delle superiori amavo scrivere racconti e poesie, cosa che in effetti faccio ancora. E.Z.R.A. era il mio pseudonimo di “scrittore”. Il significato letterale dell'acronimo E.Z.R.A. è un segreto, che sveleremo solo nel secondo album, ma diciamo che, a livello di concetto, riprende il significato che ho sempre attribuito a “Gwen Gift”.
Chiuso coi Gwen Gift hai dunque continuato a lavorare con Benedetti.
Esattamente. William Benedetti è un produttore di Padova, in passato ha lavorato per diverse major italiane producendo dischi di Timoria, Renga, Grignani, Jovanotti, ecc... Da diversi anni a questa parte è produttore indipendente, lavora agli album di band determinate ad emergere per poi vendere i dischi prodotti ad etichette indie, per lo più statunitensi.
Sembra una cosa importante. Progetti? Poco prima hai nominato la realizzazione di un pezzo avvenuta a gennaio.
Il progetto principale è quello di un album, a cui stiamo lavorando e che sarà ultimato intorno al prossimo anno, io spero per la primavera.
Lo scopo primario del lavoro è quello di trovare un'etichetta statunitense interessata a promuovere e distribuire seriamente il disco. Prima di questo passo, però, l'album verrà proposto, una volta terminato, a varie label, attraverso eventi come ad esempio il Midem di Cannes. Proprio a questo scopo faremo uscire, all'inizio del 2007 un ep.
Una grande responsabilità. È la prima volta che lavori su un progetto come questo: la realizzazione di album con tanto di produttore. È un'esperienza impegnativa per te?
Sì, sicuramente. Realizzarlo è un lavoro a tempo pieno, un lavoro di un anno e mezzo, che è il tempo medio che gli artisti in coproduzione con Benedetti dedicano alla lavorazione dei propri album.
In realtà, la registrazione delle canzoni non occupa, di solito più di 3 mesi; il difficile è passare dal livello demo a quello necessario per poter realizzare un buon disco, sotto ogni aspetto, dalla composizione, al cantato, fino ad uno studio davvero capillare su pronuncia e dizione inglese, fondamentale per essere credibile all'orecchio di un pubblico anglofono.
Il ruolo principale di Benedetti è proprio questo: far crescere gli artisti seguendoli personalmente, per poi registrare i frutti di questo lavoro.
Parlando di brani, in quest'album in preparazione sono previsti anche dei testi in italiano, considerando che nei tuoi precedenti lavori essi erano presenti?
No. Essendo un lavoro rivolto agli Stati Uniti i brani saranno tutti in inglese. Ma lo sarebbero stati comunque. A proposito di brani, ho scritto per quest'album più di 50 canzoni di cui sono... follemente innamorato, in questo momento!
Da tutto questo deduco che per risentirti in concerto dovremo ancora aspettare.
Beh, per i concerti prima di tutto occorre trovare e provare i musicisti che mi accompagneranno.
Attualmente un batterista c'è già e siamo alla ricerca di un bassista, motivato al limite della pazzia, almeno quanto lo siamo noi. Per ora sono completamente assorbito nella composizione e registrazione dell'album, ma già dalla fase di mixaggio del disco si potrà cominciare con le prove per il live.  
Ormai la tua assenza dal palco risale a quasi un anno fa. Quanto ti manca esibirti live nei concerti?
Mi manca enormemente, anche perché, in fin dei conti è la parte più eccitante del fare musica.
Comunque non sono mai stato interessato a fare date isolate, quando si ricomincerà live sarà per un lungo periodo di concerti. Proprio in questi giorni, stiamo stringendo accordi con il mio tour manager per organizzare una lunga serie di date in Italia per poi estendersi all'estero.
Cosa ne pensi della realtà musicale nella provincia di cuneo? È stato difficile inserirsi proponendo un genere musicale, come l'acustico, rivolto forse più ad un pubblico raffinato ed attento quando tra i giovani, si sa, spopola sicuramente di più il punk, lo ska ed il rock?
No, in realtà è stato più facile, perché ci sono molti più locali disposti a farti suonare se quello che proponi è un genere più melodico. Certo, però, che la realtà musicale della provincia di cuneo è preoccupante. Le band non mancano, alcune sono anche valide artisticamente e motivate, ma in generale troppi musicisti pretendono locali in cui suonare, senza però dare un contributo, frequentando, ad esempio, i concerti come pubblico.
Questo i ragazzi lo devono capire: non si possono fare date se i locali live chiudono, i locali non sono certo i nemici della musica come il 90% delle band di adolescenti pensa. Sono quelle band i veri nemici della musica indipendente, perché pretendono spazi in cui esprimersi senza contribuire a crearli e a tenerli in vita.
Ma la situazione può e deve cambiare. Sogno di rivedere quel folto pubblico che fino a pochi anni fa animava i concerti dei gruppi indipendenti locali, non sono certo il solo in questo senso, e questo mi fa ben sperare.

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