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 Recensione

I ragazzi di via Alessi alla terza prova

Saluzzo Underground 2010 - AA.VV.

a cura di Zano Onstager

Autori vari in Saluzzo Underground
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NOV 9 2010

Sono nove gli artisti presenti nella compilation “Saluzzo Underground 2010”, frutto della terza edizione del concorso per musicisti emergenti che ha animato la stagione del circolo Ratatoj.
Termometro della scena locale e, per estensione, di un certo tipo dell’underground italiano, l’album del Ratatoj ne riassume i pregi e i difetti. Dunque un’inaudita maturità tecnica e stilistica ma, anche, una patologica mancanza di idee: pro e contro che riflettono i prodotti più celebrati dell’industria discografica nostrana.
Oggi si suona meglio le cose già suonate in passato.
La compilazione parte bene con “La compagnia del rastrello” dei Crazy Power Flower, che ripresenta lo ska-reggae di un certo combat rock che andava per la maggiore una quindicina d’anni fa. A seguire il pop à la Velvet degli Inversione che, con “Mario”, propongono il pezzo più radiofonico del disco. Poi il rock moderno, quasi duro, fragoroso, cinematografico di “Throne of lights” dei Water System, vincitori assoluti della rassegna. Quindi Roncea, menestrello di Canalese Noise, che, con “One Step”, dimostra tutto il suo grandissimo talento.
Talento sprecato, si direbbe, per Damier, altro cantautore, che fa il verso a certi emiliani, come se già non ce ne fossero troppi. I Sans Papier di “Le quartier” tornano ad alzare il ritmo, con calde atmosfere e sfregi di periferia. E, ancora, i Cabaret Sauvage che rallentano con le sonorità marleniane de “Il mondo reale”, i Crime Scene, giovani punk già presenti sulla prima compilation di “Saluzzo Underground”, che fanno “Demagogia” e non solo nel titolo. Infine La Peste che chiude il disco con la rarefatta “Dialogadue”.
Riassumendo, la compilation del 2010 è senz’altro migliore delle due precedenti, grazie soprattutto ai primi quattro straordinari pezzi. In generale, testi impegnati su musiche contaminate, cura nei suoni e negli arrangiamenti.
Purtroppo mancano le fanciulle: in tutto l’album non c’è una sola voce femminile. Che fine hanno fatto le donne?
Non si sa.
Si spera però di riascoltarle presto, magari nella prossima compilation.

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