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Numero di uscita: 42 | mercoledý 9 gennaio 2013

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Pashmak: un "dolce" leggermente acerbo

Recensione di Magnetic Knife Strip dei Pashmak
a cura di Andrea Vigna
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GIU 13 2012

Prima fatica per i Pashmak, quintetto milanese che prende il nome da un dolce iraniano i cui ingredienti sono (a seconda dei miti) lacrime di formica, barba di vecchia o pelo di capra.
Difficile trovare le parole per definirli. Un'amica mi ha suggerito bislacco, termine che non utilizzavo dall'84 credo, ma in fondo si addice.
Sei composizioni accompagnate nel booklet da altrettanti disegni (belli) ad opera di Simone Peracchi; molteplici le influenze, Radiohead, Afterhours, Sonic Youth, condite ed arricchite da interventi folk.

Ma andiamo con ordine: l'apertura delle danze è affidata ad "Africa", brano che da subito mette in luce lo stile della band. Indubbiamente interessante il connubio tra vari generi. Tanti anche gli stati d'animo, troppi forse per un brano di soli quattro minuti. Bello il recitato in italiano nella parte centrale.
"New york" si presenta come il più interessante ed è quello in cui emerge maggiormente il lato rock'n'roll della band. Sicuramente il brano rappresentativo del gruppo.
"Twin skins", è una delicata ballad che strizza l'occhio ai Cure, dando una forte sterzata al genere della band trasformato ora in un rock post-decadente.
Segue "Buthan", piuttosto incerto su quale direzione muoversi, ora gitano, ora sognante e pinkfloydiano.
Atmosfere rarefatte accompagnano "Snowire", presentando ancora una volta troppi sbalzi d'umore.
"Last trip" è forse il brano più aggressivo ma che purtroppo in soli tre minuti incomincia ad annoiare. Ha un leggero retrogusto di “riempitivo”.

Dal primo ascolto emerge una produzione buona che inevitabilmente non riesce a nascondere qualche pecca esecutiva.
In ogni caso le composizioni sono senza dubbio originali e alcune invenzioni melodiche sono molto valide e non mancano i riff che rimangono impressi ma quello che non convince è l'eccessiva malinconia che evocano i brani.
I testi, a mio giudizio poco incisivi e lo stile vocale spesso cantilenante e sofferto portano facilmente allo sbadiglio.
"Magnetic knife strip" è solo il primo passo, e come spesso accade è ancora un po' acerbo, ma le idee ci sono, anche se, a volte, troppe e tutte insieme, creano un po' di confusione.
Si tratta di un disco da non ascoltare a cuor leggero, un disco che va capito, un disco... bislacco!

Tracklist:
1. Africa
2. New York
3. Twinskins
4. Bhutan 06:15
5. Snowire 05:32
6. Last Trip 03:23

Brano consigliato:
New York

Voto: 5/10

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