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L'arte come mestiere. Pagato.

╚ giusto che una band si faccia pagare per la sua performance? Quando Ŕ il caso di chiedere compenso? Il punto di vista di chi ha "le mani in pasta".
a cura di Sergio Bertani
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LUG 26 2012

È stato sollevato di recente un dibattito sul compenso per le performance e i lavori dei cosidetti artisti ove idee controverse votano per l’una causa e altre per l’altra. È giusto quindi che chiunque offra una prestazione artistica, dal gruppetto esordiente all’esperto, si faccia pagare?
Ci racconta il suo punto di vista Sergio Bertani, titolare di uno studio di registrazione e musicista.

Direttamente dal mio client di posta.
«Il direttore artistico del festival XXX ti ha selezionato per fare una data, non è previsto cachet, ma è un'occasione imperdibile, insomma, una vetrina da non sottovalutare».
«Orchestra cerca tecnico del suono. Non credo sia una cosa pagata, ma è un ottima occasione per fare esperienza».
«Avrei un favore da chiederti, dobbiamo preparare il nuovo tour e ci serve una locandina. Ti mando in allegato il progetto, non possiamo pagarti, però conta che giriamo un po' in tutta Italia e al fondo della locandina ci sarà scritto il tuo nome. Ti dà visibilità!»
«Ciao, sono il cantante dei XXX. Avremmo bisogno di una piccola demo ben fatta (!!!, nda), però non possiamo pagare, ma ti faremo un casino di pubblicità. Ci puoi aiutare?»

La mia casella è invasa quotidianamente da messaggi di questo genere. E ogni volta che ne arriva uno mi pervade la tristezza al pensiero di quanto sia difficile far comprendere alla gente che ciò che faccio è un vero e proprio mestiere con cui pago bollette, tasse, la spesa al supermercato, il bollo e l'assicurazione della macchina, come fa un qualsiasi idraulico o commerciante; d'altra parte mi assale una rabbia immane quando mi rendo conto che la situazione attuale di questo sistema è colpa nostra. Intendo di noi, di voi, amici musicisti, tecnici del suono, lavoratori dello spettacolo, creativi, artisti, ecc..
È inutile continuare a lamentarsi che l'attività artistica in Italia non è considerata una vera professione quando siamo per primi noi artisti a concederci gratuitamente pur di calcare un palco o di vedere il nostro nome scritto da qualche parte in nome della beneamata "occasione imperdibile" o della classica "vetrina". Beh, mi spiace disilludervi, ma se pensate che questo comportamento da puttana possa essere un giusto investimento, scordatevelo. Se avete talento e valete veramente qualcosa, sarete notati e richiesti, senza bisogno di calare i calzoni. Chi avrà bisogno di voi pagherà per avervi. Se la vostra proposta non è interessante, potrete suonare anche di spalla ai Queen, ma difficilmente combinerete qualcosa nella vita.
Nessuno vuole ascoltare musica brutta, sentire un disco che suona male, vedere una foto di pessimo gusto o visitare un sito internet che non funziona. Il mercato lo decidiamo noi e per questo è frustrante dover ogni giorno notare come siamo noi stessi artisti a tagliarci le palle.

Smettialo di accettare prestazioni gratuite!

Sei agli inizi? Bene, fatti pagare poco e aumenta il tuo costo in base all'esperienza che acquisisci nel tempo. Credi di valere molto? Fai il tuo prezzo, decidilo tu. Sarà poi lo stesso sistema ad autoregolarsi: se ti fai pagare troppo rispetto alla qualità che proponi, dopo un paio di clienti avrai vita difficile e perderai in credibilità. Ma è ora di cominciare a ficcare nella testa della gente che la musica, l'arte e lo spettacolo non sono hobbies, non sono beni superflui (altrimenti non sarebbero così onnipresenti) e vanno remunerati adeguatamente.
E tra l'altro, se ci pensate, sarebbe anche l'unico modo di ristabilire un po' di meritocrazia e di rialzare il livello qualitativo generale.
Quando chiami un imbianchino, se questo si propone gratuitamente (a meno che non sia tuo zio) cominci ad avere concreti sospetti sulla sua bravura. Perchè la stessa cosa non capita con un grafico o con un sound engineer? Perchè quando un artista comincia a far discorsi economici viene subito tacciato di arroganza e spocchia?
Riabituiamo le orecchie e gli occhi della gente alle cose belle. Facciamo loro capire che un ragazzino con il computer e Photoshop crackato non è un grafico, che il vicino di casa con la scheda audio e Garage Band non è un sound engineer e il cugino con l'iPhone non è un fotografo. C'è gente che studia una vita prima di diventare professionista ed è ora che le persone comincino a notare la differenza tra amatore e mestierante. E questo sta a noi. Diventiamo bravi, ma bravi davvero in quello che facciamo. Lavoriamo sodo. Diamo il massimo e ancora un pelo di più.
E saremo ripagati.

Pensate che bello un mondo dove ti proponi a suonare in un locale e la prima cosa che ti chiedono non è "quanta gente porti?" ma "ci puoi fornire una demo e la scheda tecnica?".
Amen.

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