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Numero di uscita: 42 | mercoledý 9 gennaio 2013

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Un vecchio sound che respira aria nuova

"End Is Beginning", il primo album dei Death Disco
a cura di Andrea Vigna
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AGO 2 2012

Ammetto di aver iniziato l'ascolto un po' prevenuto questa volta... e mi sbagliavo! Questa prima fatica discografica dei Death Disco è stata invece una piacevole sorpresa.
Leggendo alcune note biografiche sulla band torinese ho pensato ad un ennesimo tentativo di emulazione della corrente new wave a cavallo tra gli anni 80 e 90.
Effettivamente l'influenza è forte, ma quello che mi ha colpito è stata la personalità, la voglia di proseguire un discorso interrotto dieci anni fa con il cosiddetto "senno del poi".
Scompaiono infatti i sintetizzatori per lasciare spazio a chitarre dal sapore noise/post rock ed elementi acustici.
Insomma un vecchio sound che respira aria nuova.

White easter, canzone che apre il cd, accompagna subito l'ascoltatore verso atmosfere cupe e rarefatte e come ad un corso di training autogeno sembra quasi voler dire "rilassati, siediti sulla poltrona, chiudi gli occhi e lasciati trasportare".
Ideal end mette subito in chiaro che i momenti riflessivi saranno intervallati da episodi più grintosi evidenziando un inaspettato lato rock'n'roll della band.
Things gone bad ha un sapore decisamente inglese e al contrario di ciò che dice il titolo, le cose stanno andando decisamente bene seguendo l'ascolto di questo disco.
Una voce quasi narrante accompagna the proof , brano ora sognante, ora rabbioso con il basso messo bene in evidenza su una ritmica insistente ed ostinata.
Delicatissima la ballad Nothing really ends che può richiamare i primi lavori dei porcupine tree. Evocativa e poetica, arricchita da una batteria mai invadente ed interventi di chitarra decisamente azzeccati. Sicuramente uno dei brani di punta dell'album.
Robot e Before the fury non lasciano il segno, ma accompagnano liriche interessanti sulla condizione umana e il senso-non senso di certe realtà fittizie.
The beginning of everything è la canzone che più risente del sound new wave 80/90. Accattivante e sicuramente adatta per saltare durante le esecuzioni dal vivo.
Hurt si muove attraverso umori decisamente malinconici riprendendo il discorso intrapreso anni prima dai cure e dagli smits.
La chiusura è affidata all'aggressiva American sunday, canzone che strizza l'occhio ai placebo e che sembra perfetta per l'epilogo di questo cd.

Indubbiamente ci troviamo di fronte ad un lavoro ben prodotto e ben arrangiato. Le idee sono molto valide ed originali e nonostante le influenze esterne siano molto forti, non sono mai invasive.
Una band che ha molto da dire attraverso la musica e le parole, prevalentemente incentrate sul senso di frustrazione, paura e alienazione dell'uomo, ma anche sull bisogno di costruire, osare e provocare.
Ricorrenti i temi di fine e inizio, a partire dal titolo dell'album, End Is Beginning, ai testi delle canzoni; la fine di ogni cosa è sempre l'inizio di qualcos'altro, filosofia ben spiegata nel singolo The beginning of everything.
Ed è sicuramente di un buon inizio che stiamo parlando per i Death Disco.

Voto: 8/10

Brani consigliati: Nothing really ends, White easter, The beginning of everything

Tracklist

1 White easter
2 Ideal end
3 Things gone bad
4 the proof
5 nothing really ends
6 Robot
7 before the fury
8 The beginning of everything
9 Hurt
10 American sunday

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